•07/10/2026•

L'intelligenza emozionale tra scienza e fantascienza

Tratto da

«Il bello della scienza» — FrancoAngeli, 2013

A cura di L. Dibattista e F. P. De Ceglia

L’espressione “lo spirito nella macchina” o, meglio, il fantasma nella macchina, è del filosofo britannico Gilbert Ryle:

Il mio compito critico è dimostrare che alla sorgente della teoria delle due vite c’è una famiglia di errori categoriali radicali. Anticipo qui l’argomento da cui deriva l’idea della persona umana come spettro ascoso in una macchina. In base al fatto che il pensare, il sentire e l’agire intenzionale non possono ovviamente venir ridotti al gergo della fisica, della chimica e della fisiologia, si pretende costruire per essi un duplicato di quel gergo. La complessa e unitaria organizzazione del corpo umano spinge a postularne per la mente una altrettale, anche se di diversa sostanza e struttura. Siccome poi il corpo, come ogni altro pezzo di materia è agitato da cause ed effetti, cosí deve esserlo la mente; anche se (grazie al cielo) non si tratta di cause ed effetti meccanici. (Ryle 1949)

La preoccupazione di Ryle è l’errore categoriale indotto dal dualismo cartesiano, cioè l'idea delle due res, una materiale l'altra inestesa. Così, molto prima di Damasio, i filosofi del linguaggio lanciavano il loro caveat a pretese sostanze pensanti che possano essere ‘altro’ rispetto al macchinario cerebrale (Damasio 1994, 2003).

Ma, nel caso di questo saggio, non è il problema del dualismo mente-corpo che interessa. Qualunque cosa sia la mente e dovunque essa possa essere anatomicamente localizzata, la questione è qui se essa possa, in qualche modo, appartenere anche alle macchine. In particolare, questa volta in accordo con Damasio, una mente emozionale, un’intelligenza capace di passione e sentimenti. Inoltre, il ragionamento non verrà condotto con argomentazioni filosofiche o di neuropsicologia cognitiva, bensì il riferimento andrà alle intuizioni con le quali scienziati e scrittori, a metà del secolo scorso, illuminarono la propria produzione scientifica e fantascientifica, cogliendo sin da allora temi e problemi che - oggi - sono di scottante attualità. Infatti, nell'ambito degli studi sulla cosiddetta Intelligenza Artificiale (IA), è comune pensare che lo shift dalla questione “i computer possono pensare?” al problema “i computer possono provare emozioni?” sia avvenuto alla fine del secolo. In realtà, esso era presente nei protagonisti del nostro saggio già mezzo secolo prima.

Pris e Roy Batty in una scena di Blade Runner a tema intelligenza artificiale
Intelligenza emozionale — macchine, autori e sentimenti tra scienza e fantascienza

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